Giovedì 19 febbraio alle ore 21.00 in Stanza Antonio Baldini Lorenzo Scarponi presenta La vóita dròinta – La vita dentro (Pazzini Editore, 2025), in collaborazione con “Lingue di Confine” a cura di Fabio Bruschi.
Il libro
La vóita dròinta (La vita dentro), a partire dal titolo, rivela la sua origine che si palesa in due parole contenenti entrambe un dittongo in oi. Il libro, infatti, nasce nella cosiddetta “isoglossa del dittongo” (Freidrich Schürr, linguista austriaco che la studiò, dixit) dalla quale scaturirono i grandi poeti di Santarcangelo (Guerra, Pedretti, Baldini, Fucci). Che costituiscono un luminoso esempio da seguire ma anche un rischioso termine di confronto.
Scarponi si pone nella loro scia alla ricerca della sua lingua d’autore – a lui le parole dei padri e delle madri sgorgano spontanee -, raccolta attorno al classico tema della natura che, tuttavia, non è priva di spine: muta incessantemente e scorre in un lampo; non mancano il mare misterioso e ignoto e la nebbia, allora la poesia si fa, per sua stessa necessità, esercizio di dittologia, si fa paradosso e ossimoro: realtà messa in discussione e capovolta, è contrastiva (Léusa d’òmbra, Luce d’ombra), come recita uno dei testi più rivelatori di questa nuova dimensione.
Il nostro autore misura sé stesso e il proprio passo, tenta strade molteplici, approda a testi lunghi in attinenza teatrale, traduce sorprendentemente dei canti XXVI e XXXVI dell’inferno dantesco. Altro tema è l’amore. Sviluppato in diverse poesie e in diversi modi; e detto in italiano: “un grande amore” Save (da Pòrbia, Polvere), oppure: “L’amore / dóis ch’e’ déura póch, dicono che dura poco” (da Carèzi, Carezze).
Se infine l’italiano appare spesso, ha il ruolo del dire certo. Quasi saggistico. Laddove il dialetto, per contrasto, si staglia come la lingua franta e allusiva della poesia. In Rasp (Graffi) Scarponi si domanda: “che pòis ch’a gl’à al paróli? (che peso hanno le parole?)”. In La vóita dròinta si cimenta nella risposta. Perché, in fondo, con il testo finale dedicato alla Befana, La vita dentro è sempre e ancora tenacemente quella: la difesa di un fanciullino fattosi uomo suo malgrado. Ecco la sua risposta.
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